Un vitellone si seziona in quattro parti. Lo si prende...lo si decapita, lo si taglia a metà. poi lo si taglia in altre due metà, una parte del quarto è lunga dal collo all'altezza dell'ultima costola, l'altro invece è la coscia.
I quarti della parte davanti vengono appesi con delle funi. Si fa un buco nella parte centrale della corazza, cioè la parte di carne fra una costola e l'altra e si stringe. lo si appende ad un gancio.
Per quanto riguarda invece la coscia, la si appende perforando il tendine dello zoccolo dell'animale e infilandoci un gancio. Dovete sapere che il tendine, e allo stesso modo la cotenna del suino, ha un eccezionale potere elastico, quindi può resistere a numerose tensioni e/o sovraccarico di peso.
Il posto migliore per piazzare un gancio quindi è:
A) Tendine
B) Vicino all' osso.
Ora, quando iniziai a lavorare al market, non conoscevo la carne...non conoscevo i tendini, non conoscevo le ossa (E il loro sgradevole odore) e non conoscevo nemmeno quanto fosse fastidioso l'odore di grasso e sangue stantio...e l'odore del siero proveniente dal fegato quando lo lavi con acqua calda...
La prima volta che pulii una bacinella nella quale fu conservato un fegato di vitello per un giorno vomitai. Nessuno lo sa...nè a lavoro nè a casa e nemmeno voi...è un odore talmente acre e sottile...ti entra direttamente nello stomaco...è rivoltante.
La prima volta che entrai nel reparto poi, l'odore dolciastro della carne mi dava alla testa, sgradevole, c'ho messo più di un mese per farmela passare del tutto quella sensazione...
I primi quindici giorni sognavo di perdere una mano nel tritacarne, sentivo tutto...dolore, sangue, ossa rotte, la mia mano macinata che usciva dai forellini della formina davanti la macchina...
Tuttora quando il lunedì torno a lavoro mi aspetto che tutto sia diverso, i mei colleghi, l'odore dolciastro, i clienti, lo stesso lavoro...è sempre quello...ma io non ci riesco, non trovo nulla di diverso, di migliore...forse sarebbe meglio dire che non trovo perfettamente nulla...è la crisi, direbbe il premier...io credo di essere io a non andare bene per il mondo del lavoro.
Non siamo ancora pronti per tutto questo, non abbiamo ancora per niente capito che non ci compete lo star bene...non è di questo secolo, il nostro precariato è la dimostrazione palese che il sistema ha fallito, per se e per i suoi.
Siamo il frutto di un fallimento costante...non abbiamo nè meriti e nè meritocrazia...e ci sentiremo per sempre piccoli, sottopagati, stanchi, stressati, odiati e profondamente soli...
Ovviamente questo discorso vale per chi, come me preferiva coltivare nel suo orticello tanto sogname misto...e lasciar perdere le cose fattibili...
la mia gatta di sicuro non ha questi problemi...visto che la sua unica occupazione è quella di riscaldare la mia trapunta fino a che non arrivo a casa...
giovedì 24 settembre 2009
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E' un anno difficile!
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