Non si vive di solo danaro, fortunatamente...perchè nel mio caso sarei già bello che trapassato anni fa...quando mi resi conto che io e i soldi abbiamo un rapporto di amore odio...per meglio dire, amore da parte mia...odio e repulsione da parte loro. Perchè è difficile risparmiare, e chi ci riesce è davvero cazzuto, o meglio fortunato...o meglio ancora, più facoltoso di me...o magari non beve quanto bevo io, o ancora non ha la benchè minima idea di quanto costi andare a lavoro quando la tua unica emozione quotidiana sono all'incirica tre dosi di caffeina da settanta centesimi l'una...che per sei giorni sono la bellezza di dodici euro e sessanta, che per un mese sono cinquanta euro...
Potrei evitare...come potrei evitare di fumare...di mettere benzina, di bere, e anche di uscire ogni sabato sera...e quindi dedicare la propria vita part-time al tuo lavoro che dovrebbe ipoteticamente essere part-time...e magari ti fai conti e non è così, e si finisce ad essere un pseudo-full-time in una vita part-time striminzita in una sottospecie di esistenza minimal-time con una parvenza happy-time o meglio happy-hour...perchè gira che ti rigira le ore di tempo libero sono ben poche...
Ora il punto è questo...potrei continuare all'infinito a parlare di niente (Cosa che sto già facendo da circa venti righe) però una storia ce l'ho...forse non del tutto inerente con il discorso sopracitato, però a dire il vero non credo che il sopracitato discorso sia un discorso vero e proprio...forse si potrebbe definire un arzigogolo di sentimenti, o meglio un modo per rendermi conto di quello che sto facendo in vita...e se è vita questa...
Ero molto piccolo, avevo sedici anni ed ero forte e grasso, all'incirca venti chili sopra il mio peso attuale...avevo trovato un lavoro come commesso, lavoro estivo si intende, due mesi giusto per...
Lavoravo ad Aversa, e non so con quale forza riuscivo ogni giorno ad alzarmi alle sette del mattino, ma erano altri tempi si sa...quando si è adolescenti il tempo è un fattore del tutto irrilevante...lavoravo con tre donne di cui non ricordo il nome e con queste tre donne condividevo molto del mio tempo...
Quando presi il primo stipendio, seicentocinquantamilalire, una delle tre me lo chiese e quando glielo dissi ci rimase di merda...era il mio primo mese, presi seicentocinquantamilalire, lei ne guadagnava appena cinquecento e ci lavorava da un anno...
Allora, da ingenuo pensai "Un mese e guadagno più di lei" e ne ero felice...veramente...
Andai a casa ancora più felice...con quella mia piccola fortuna nel calzino sinistro....
Lo dissi a mia sorella, sorridendo...
Mi disse la verità...era una vergogna...guadagnavo di più semplicemente perchè ero maschio, disse...era sessismo, era discriminazione...era che io pensavo di essere in gamba...
Era la prima volta che mi resi conto di non essere migliore, o forte, o più capace...ma che ero semplicemente mediocre...
Non credo la mediocrità sia una cosa cattiva...magari la mediocrità è semplicemente una cosa comune, e come tutte le cose comuni stanca...o forse è meglio dire che la mediocrità è la matrice della superbia...perchè, signori miei, non c'è cosa più gratificante per l'io di sentirsi superiori a qualcuno...cosa che bene o male spazza via quell'alone di "già visto".
venerdì 2 ottobre 2009
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